Posted on 31 August 2010.
Uno dei principi fondamentali dell’ innovazione e dell’ innovazione sociale e’ la collaborazione tra le persone. Come abbiamo gia’ scritto, anche Bill Drayton, fondatore di Ashoka, definisce l’ imprenditoria sociale come “a community of leading social entrepreneurs working together”.
E allora dove si trovano online gli innovatori sociali. Potete iniziare da questi tre network per incontrare alcuni di loro.

UnltdWorld potrebbre essere l’ equivalente online piu’ vicino a The Hub. E’ un social network tramite cui imprenditori sociali da ogni parte del mondo possono connettersi gli uni agli altri, trovare nuove opportunita’ di lavoro e partnership, organizzare comunita’ e sviluppare nuovi progetti.

Open Architecture e’ si dedica a ridefinire il ruolo dell’ architettura qualche strumento per il cambiamento sociale e il miglioramento della vita delle persone. Con piu’ di 15.000 iscritti, il network che sostiene la necessita’ di una “architectural revolution”, e’ un progetto di Architecture for Humanity, un’ organizzazione no-profit che opera in piu’ di 25 paesi con oltre 60 progetti fondata nel 1999 dal geniale Cameron Sinclair, vincitore del TED Prize 2006.

Utilizzare il design quale driver di innovazione sociale e’ anche la missione di Design21. Il network e’ un progetto della societa’ Felissimo in collaborazione con l’ Unesco.

I precedenti tre erano i “social network”, questo e’ il “mezzo”. Social Edge e’ in realta’ un network di blog sull’ innovazione e l’ imprenditoria sociale. Non un vero e proprio social network quindi, ma senza dubbio, con i suoi oltre 60 blog, scritti dagli stessi imprenditori sociali, uno dei piu’ importanti spazi di conversazione online su questi temi. Social Edge, e’ un progetto della Skoll Foundation, l’ organizzazione fondata nel 1999 dal multimiliardario Jeff Skoll, impiegato numero 1 di eBay di cui poi ne divenne il presidente.
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Posted on 03 July 2010.

Insieme ai ragazzi di Prestiamoci, The Hub organizza martedi 6 luglio, dalle h 19.00 l’ evento “Social Money: quando il valore umano genera il valore economico”. Una serata per affrontare il tema della community quale modello di successo, portando dei casi concreti come la rete GAS/DES e Blomming.
Moderera’ il nostro Alberto, e interverranno Paolo Rossi della rete GAS, Alberto D’ Ottavi di Blomming, e Mariano Carozzi di Prestiamoci.
L’ evento e’ aperto a tutti e ovviamente non manchera’ l’ aperitivo di chiusura! Confermate la vostra presenza sulla pagina Facebook dell’ evento o scrivendo a info@prestiamoci.it.
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Posted on 28 June 2010. Tags: Consiglio nazionale delle donne del Kenya, Green Belt Movement, Kenya, kii-nyaa, La Sfida dell’Africa, Premio Nobel per la Pace 2004, Wangari Maathai

E’stata la prima donna cetrafricana:
-a conseguire una laurea (1971, Università di Nairobi, in biologia);
-ad ottenere una cattedra alla Facoltà di Veterinaria (per i 6 anni successivi) e pretendere, con successo, la stessa retribuzione dei suoi colleghi uomini ma con il titolo “professore maschio onorario”;
-a fondare il Green Belt Movement (1977), associazione ambientalista che ha piantato oltre 40 milioni di alberi in Kenya, (ma anche Etiopia, Tanzania, Uganda, Malawi, Zimbabwe) per combattere l’erosione della terra (ahimè i rapporti annuali dell’Associazione si fermano al 2007!);
-a presiedere il Consiglio nazionale delle donne del Kenya, (1981-1987);
-a prendere il Premio Nobel per la Pace (2004).
Un articolo di IL (inserto del Sole24Ore, n.21, p.94) ha solleticato il mio archivio mentale, sezione “persone che stanno cambiando il mondo”. Nella bella intervista, fatta in occasione di una conferenza a Bologna a cui la stessa Wangari Maathai ha partecipato (e dove ha presentato il suo ultimo libro “La Sfida dell’Africa“), alcuni passaggi sono di grande interesse. Tra questi:
-Una forma di ribellione è piantare alberi.
-I danni incalcolabili del colonialismo hanno portato ad uno stato africano “fittizio”. Un “insieme disomofìgeneo di micro-nazioni che le potenze coloniali hanno costretto assieme in una singola macro-nazione. Il Kenya è formato da 42 micro-nazioni, la Nigeria da 250, il Cameroon da almeno 200″.
-”Kenya” si chiama così perchè nel 1849 due esploratori tedeschi “chiesero alla loro guida (che trasportava una zucca) come si chiamasse quella montagna”. Pensando si riferissero alla zucca, la risposta fu kii-nyaa. “Gli europei hanno rinominato tutto quello che hanno incontrato creando un vero scisma nella nostra mente.”
-Il colonialismo non è finito! I grossi appalti, diritti di sfruttamento delle materie prime e di deforestazione “oggi sono in mano ai cinesi. Sono loro i nuovi colonizzatori”.

Prossimi progetti? Piantare un miliardo di alberi.
“Io lo faccio per i vosri figli. Mica per me che ho passato i settanta”.
[via The Hub Roma]
Posted in Impresa Sociale, Sostenibilità
Posted on 13 June 2010.

Peter ha 26 anni e con la sua Driptech ha creato un sistema di irrigazione portatile e a basso costo per gli agricoltari nei Paesi in via di sviluppo che dispongono solo di appezzamenti di estensione ridotta.
Driptech e’ solo una delle 26 aziende nominate dal settimanale Business Week quali migliori “social enterprises” americane.
Come ogni anno la rivista ha chiesto ai suoi lettori di segnalare le aziende a maggiore impatto sociale. Alcune di queste sono start-up appena nate, altre sono aziende gia’ avviate con un fatturato di alcuni milioni di dollari.
Ora i lettori saranno nuovamente chiamati fino al 25 Giugno a selezionare le 5 migliori.
Anche voi potete leggere tutti i profili e votare online.
Posted in Impresa Sociale
Posted on 04 April 2010.

E’ stato recentemente pubblicato un articolo intitolato “All Entrepreneurship is Social” in cui viene investigato il contributo apportato alla societa’ dagli imprenditori “tradizionali”. L’ articolo e’ apparso sulle pagine della Stanford Social Innovation Review, una delle piu’ rispettate pubblicazioni quando si parla di innovazione ed imprenditoria sociale. Il pericolo, viene detto nell’ articolo, e’ che l’ utilizzo dell’ attributo “sociale” diminuisca di valore le attivita’ di coloro che pur avendo avviato imprese non prettamente sociali, hanno creato e creano prodotti e servizi da cui la societa’ puo’ trarre beneficio.
La definizione di imprenditore sociale ha iniziato ad essere adottata dagli inizi degli anni ‘80 grazie al lavoro di Bill Drayton con Ashoka. Ma e’ evidente che ben prima di quella data fosse incalcolabile il numero di persone che in ogni settore, dai trasporti all’ abbigliamento, fu capace, grazie alla propria imprenditorialita’, di migliorare lo standard di vita di milioni di persone.
L’articolo porta l’ esempio di Bill Gates, che potrebbe essere definito “imprenditore sociale”, non tanto per l’ attivita’ della sua Fondazione ma per gli avanzamenti tecnologici e i benefici sociali generati da Microsoft. Un altro esempio di esternalita’ positive (come le chiamerebbero gli economisti) dal mondo della tecnologia e’ quello dei cellulari:
Cell phones cannot cure diseases, but they can spur the development of new business models, new companies, new technologies, and, thus, economic growth [...] Several studies in the past few years have found that a 10 percent increase in cell phone penetration in developing countries would increase the annual growth rate of per capita gross domestic product (GDP) by nearly 1 percentage point.
Certamente quello che accomuna gli imprenditori (di qualsiasi tipo) e’ il fatto di essere persone con passione e determinazione sufficienti a creare qualcosa di piu’ grande di loro.
Per questo post ho scelto l’ immagine di Rowland Hill, un vero rivoluzionario sconosciuto ai piu’, che nel 1840 riformo’ completamente il sistema postale introducendo il moderno francobollo. Oggi ci sembra qualcosa da poco ma all’ epoca consenti’ al commercio di diventare piu’ profittevole ed efficiente portando il Regno Unito ad una vera e propria crescita sociale ed economica.
Ameremmo sentire il vostro parere.
Posted in Impresa Sociale
Posted on 03 March 2010. Tags: Innovazione sociale, NESTA, Social Innovator, The Hub, Young Foundation

Era in gestazione da un po’, e finalmente arriva sulla rete. Si chiama Social Innovator, è stato voluto e creato da NESTA e dalla Young Foundation – due protagonisti del mondo dell’innovazione sociale in Europa – e promette di diventare il crocevia di chi sta immaginando nuove soluzioni alle sfide che ci circondano:
“Abbiamo creato Social Innovator per unire tra loro persone ed esperienze che stanno sviluppando e facendo emergere nuove idee per affrontare i problemi irrisolti che ci circondano. [...] In questo sito ci saranno guide e sostegno pratico per chi sta contribuendo a costruire la futura economia sociale: da policy-makers che ne stanno creando le condizioni giuridiche e fondazioni e filantropi che stanno offrendo finanziamenti, a organizzazioni che si stanno interrogando su come lavorare meglio e ovviamente agli stessi innovatori e imprenditori sociali.”
Già in questi primi momenti di vita, spicca The Hub come una delle best practices presentate da Social Innovator. Nella sezione “Connecting Peoeple, Ideas and Resources” si parla del network di The Hub in chiave di spazi di che innescano innovazione sociale grazie alla collaborazione che al loro interno di innesca tra persone di diversa provenienza personale e professionale. Si parla anche del Social Innovation Park nei Paesi Baschi, di cui vi abbiamo accennato poco tempo fa.
Per tutti quelli tra voi che vogliano aprirsi ad un mondo di informazioni e strumenti sull’innovazione sociale, Social Innovator è il vostro punto di partenza!
Posted in Impresa Sociale, Innovazione Sociale, The Hub
Posted on 30 January 2010.

Si e’ tenuta ieri ad Altis, l’ Alta Scuola Impresa e Societa’ dell’ Universita’ Cattolica, la finale italiana della Global Social Venture Competition, una competizione internazionale promossa dall’ Universita’ di Berkeley rivolta a studenti e imprenditori attivamente impegnati in start-up ad alto impatto economico, sociale e ambientale.
The Hub Milano era presente per premiare il vincitore, Greenwaves International, con un anno di Membership gratuita. Greenwaves e’ un programma volontario di riforestazione in Ghana per ottenere Certificati Verdi per un periodo di 10 anni ed innescare un processo virtuoso di lavoro. I ritorni finanziari di questa organizzzazione sembrano essere elevati (moltiplicando per 10 il ritorno finanziario in breve tempo) oltre ad un evidente impatto positivo sull’ ambiente ecologico grazie alla riforestazione di specie ad alto valore.
Dietro a Greenwaves si sono classificati Efrem, che realizza impianti fotovoltaici per produrre energia rinnovabile da utilizzare per la ricarica dei telefoni cellulari nei villaggi del Sud del mondo; St. Mark Community, una rete di cliniche mobili per portare assistenza medica nei paesi in via di sviluppo; Echolight, start-up che sta sviluppando la prima soluzione non invasiva per la diagnosi dell’ osteoporosi.
Posted in Eventi, Impresa Sociale, The Hub
Posted on 28 January 2010.

Commissionati da Cisco, Charles Leadbeater (di cui abbiamo gia’ scritto piu’ volte) e Annika Wong hanno prodotto un interessante paper su come imprenditori sociali in tutto il mondo stanno ripensando all’ istruzione.
Partendo dalla premessa che se Paesi differenti devono affrontare gli stessi problemi allora troveranno anche soluzioni comuni, l’ obiettivo di “Learning From The Extremes” e’ stato quello di osservare i risultati prodotti dalla creativita’ di oltre 100 innovatori sociali in Paesi quali India, Brasile e Kenya.
To make learning effective in the future, to teach the skills children will need, on the scale they will be needed (especially in the developing world), will require disruptive innovation to create new, low-cost, mass models for learning. [...]
That kind of disruptive innovation may not come from the best schools. It is much more likely to come from social entrepreneurs who often seek to meet huge need without the resources for traditional solutions: teachers, text books and schools. Disruptive innovation frequently starts in the margins rather than the mainstream.
Il paper vuole anche offrire un framework con quattro strategie chiavi che governi, scuole e famiglie dovrebbero adottare.
Iniziative come Door Step School, Hole in The Wall, Center for Digital Inclusion e Retrak sono invece alcuni esempi di come passare dalla teoria alla pratica.
Posted in Impresa Sociale, Innovazione Sociale
Posted on 27 January 2010. Tags: GSVC, Impresa Sociale, Make a Change, Milano

Come negarlo? Far partire imprese sociali – imprese che generano benefici socio-ambientali, ma che sono finanziariamente sostenibili – è sicuramente il lavoro più bello del mondo. Questa è l’idea di Make a Change, la nuova iniziativa tutta italiana che sta contribuendo a rinfoltire le fila di quelli che – come noi di The Hub – credono in un futuro più sostenibile. E lo stanno facendo in maniera radicalmente nuova: attraverso un concorso
[...] rivolto a tutti coloro che propongono una business idea finalizzata allo sviluppo e avvio di una Impresa a scopo sociale sul territorio italiano. La partecipazione alla competizione dà l’opportunità di accedere ad un vasto network di possibili partner finanziari , professionali e industriali.
Make a Change cerca fino a marzo 5 start-up d’imprenditoria sociale da accompagnare davanti ad una giura, che selezionerà un vincitore finale. E alcuni di questi 5 finalisti potrebbero essere ospitati da The Hub nel nostro nuovo centro a Milano, durante i 3 mesi di valutazione finale, come succederà al vincitore della Global Social Venture Competition, che verrà selezionato proprio questo venerdì.
Hubbers milanesi e di tutt’Italia, che aspettate? Fatevi avanti con i vostri business plans!
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Posted on 26 January 2010. Tags: Filippo Addarii, Impresa Sociale, Matthew Taylor, School for Social Entrepreneurs, Social Edge, Social Enterprise Mark, Stephen Bubb, The RSA

E’ sempre difficile scovare quei blog che parlano di imprenditoria sociale e che siano realmente interessanti da leggere, quindi quando qualcuno lo fa per noi – e lo fa benone – non possiamo che esserne grati. A farlo stavolta è stato il nuovo sito di Social Enteprise Mark, che ha elencato i 15 blog (prevalentemente inglesi) assolutamente da non perdere. Li trovate tutti qui.
Ci sono alcuni soliti sospetti, come Social Edge o il blog della School for Social Entrepreneurs nell’est di Londra. Ma ci sono anche alcune new entries di individui che non sono necessariamente imprenditori sociali, ma che hanno un bel po’ da dire sulla materia. Tra questi, vi raccomando il blog di Stephen Bubb, direttore di acevo (nonché mio ex-capo), che ha una verve pari solo a quella di Filippo Addarii, italiano (nonché mio co-inquilino a Londra) che scrive su Vita Europe sull’arte del networking e sul terzo settore.
Meno chiara la ragione di includere Matthew Taylor della RSA di Londra, che non ha molto da dire sull’impresa sociale e molto da dire sulla politica. Ma forse le due cose non sono poi cosi lontane? Buona lettura!
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