La convergenza del picco del petrolio con il possibile collasso del sistema finanziario minacciano il nostro benessere e rischiano di amplificare il malcontento sociale e anche produrre conflitti a livello globale. Come possiamo prepararci a queste sfide? Domani ne parleremo a The Hub con Nicole Foss, direttore del blog ” The Automatic Earth” per l’ incontro “Energia, Finanza e Tu” alle ore 13.00 qui a The Hub.
Il blog di Nicole integra tematiche di finanza, energia, ambiente, psicologia, demografia e Real Politik. Eʼ stata editore di “The Oil Drum Canada” e si occupa di energie rinnovabili. Come ricercatrice alla “Oxford Institute for Energy Studies”, Nicole si è specializzata in sicurezza degli impianti nucleari in Europa Orientale e Ex Unione Sovietica e ha condotto studi su politiche energetiche allʼinterno dellʼUnione Europea. Si è laureata in Scienze Biologiche presso la Carleton University in Canada e ha un diploma in controllo dellʼinquinamento dellʼacqua e dellʼaria oltre che un master in leggi internazionali ottenuti presso la University of Warwick in Gran Bretagna.
L’ incontro e’ organizzato da The Hub Milano e dai partner italiani del Transition Network.
-a conseguire una laurea (1971, Università di Nairobi, in biologia);
-ad ottenere una cattedra alla Facoltà di Veterinaria (per i 6 anni successivi) e pretendere, con successo, la stessa retribuzione dei suoi colleghi uomini ma con il titolo “professore maschio onorario”;
-a fondare ilGreen Belt Movement (1977), associazione ambientalista che ha piantato oltre 40 milioni di alberi in Kenya, (ma anche Etiopia, Tanzania, Uganda, Malawi, Zimbabwe) per combattere l’erosione della terra (ahimè i rapporti annuali dell’Associazione si fermano al 2007!);
-a presiedere il Consiglio nazionale delle donne del Kenya, (1981-1987);
-a prendere il Premio Nobel per la Pace (2004).
Un articolo di IL (inserto del Sole24Ore, n.21, p.94) ha solleticato il mio archivio mentale, sezione “persone che stanno cambiando il mondo”. Nella bella intervista, fatta in occasione di una conferenza a Bologna a cui la stessa Wangari Maathai ha partecipato (e dove ha presentato il suo ultimo libro “La Sfida dell’Africa“), alcuni passaggi sono di grande interesse. Tra questi:
-Una forma di ribellione è piantare alberi.
-I danni incalcolabili del colonialismo hanno portato ad uno stato africano “fittizio”. Un “insieme disomofìgeneo di micro-nazioni che le potenze coloniali hanno costretto assieme in una singola macro-nazione. Il Kenya è formato da 42 micro-nazioni, la Nigeria da 250, il Cameroon da almeno 200″. -”Kenya” si chiama così perchè nel 1849 due esploratori tedeschi “chiesero alla loro guida (che trasportava una zucca) come si chiamasse quella montagna”. Pensando si riferissero alla zucca, la risposta fu kii-nyaa. “Gli europei hanno rinominato tutto quello che hanno incontrato creando un vero scisma nella nostra mente.” -Il colonialismo non è finito! I grossi appalti, diritti di sfruttamento delle materie prime e di deforestazione “oggi sono in mano ai cinesi. Sono loro i nuovi colonizzatori”.
Prossimi progetti? Piantare un miliardo di alberi.
“Io lo faccio per i vosri figli. Mica per me che ho passato i settanta”.
E’ proprio il caso di dire che non tutto il male vien per nuocere. Raccolti a Londra per lo Skoll World Forum ma rimasti poi intrappolati dalla nube islandese, imprenditori, innovatori e studiosi si sono riuniti a The Hub King’s Cross per un TEDx organizatto in 48 ore.
“[...] coinvolgere 1000 personaggi pubblici a sostenere economicamente il Progetto Cuccagna, che prevede il restauro conservativo e la riapertura al pubblico degli spazi della settecentesca Cascina Cuccagna in centro città, in via Muratori.”
Come molti di voi già sapranno, il progetto Cuccagna potrebbe realmente trasformare non solo dell’omonima cascina settecentesca, ma anche la vita intera dell’intero quartiere e potenzialmente di Milano, attivando un nodo importante di sostegno alla cultura, alla sostenibilità ambientale e all’aggregazione nella nostra città. La Cascina potrebbe diventare un hub per chi si occupa di agricoltura urbana, per chi vuol vendere i prodotti naturali dell’entroterra milanese, per chi cerca un punto ristoro a km zero, o voglia partecipare alla vita culturale del quartiere e della città in un posto meraviglioso e immerso nel verde. Insomma, un progetto che noi di The Hub ammiriamo da tempo.
Il problema, ovviamente, è come raccogliere fondi a sufficienza per colmare le casse, quanto basta per terminare i costosi lavori di ristrutturazione che sono già iniziati da qualche mese. E così i ragazzi del Consorzio si sono inventati – con la campagna “I Mille per la Cuccagna” – una strategia di raccolta fondi molto innovativa, a metà tra il crowd-funding e il celebrity-fundraising (l’uso di personalità di spicco per attirare l’attenzione su una causa).
Se vi vengono in mente altri nomi di spicco da aggiungere alla lista, suggeriteli a info [chiocciola] cuccagna.org! E in bocca al lupo a tutto il consorzio da parte di The Hub Milano!!
Se siete amanti di Ted.com allora non vi potete assolutamente perdere Big Think. Il formato e’ leggermente diverso: niente slide e presentazioni da 17 minuti come alla conferenza californiana ma i personaggi intervistati e le loro idee sono altrettanto interessanti.
Oltre alle centinaia di interviste gia’ disponibili, nella sezione “Special Series” il sito approfondisce alcune tematiche specifiche (“Come sara’ l’ auto del futuro?” – “Quale sara’ la prossima tecnologia a cambiare il mondo?”).
E’ partita come una serie di quesiti tra Marco (Rigeneriamoci, Fastinking) e Alberto (OpenLabs): cosa significa creare un ufficio sostenibile? Che aspetto avrebbe? Che strumenti informatici userebbe? E i mobili? E la cartoleria? Tante domande, molte senza una risposta chiara.
Poi vengono all’Hub Milano. Lo spazio – che è stato pensato per essere altamente sostenibile – è stato costruito usando materiali scartati e poi rigenerati con l’aiuto di Davide e Matteo di Controprogetto. La macchinetta del caffè in cucina è di Punto Equo, e offre tazzine “corrette”, per usare le parole di un bell’evento che ci sarà a Fa’ La Cosa Giusta stasera. Si forma un gruppetto di persone che discutono nella cucina condivisa di The Hub Milano le varie voci che quest’ufficio sostenibile declinerebbe. In fianco alla cucina siedono Paolo e Mariano di Prestiamoci, che ascoltano la conversazione con interesse, e suggeriscono: non dovrebbero essere sostenibili anche i finanziamenti?
Da domanda nasce conversazione. Da conversazione nasce collaborazione. Da collaborazione nasce innovazione sociale. Perché ci si può inventare le teorie più complesse su come si innescano processi d’innovazione, ma alla fine è tutto abbastanza semplice: basta un’idea che appassiona più persone (in questo caso quella di creare uffici sostenibili), una rete di persone molto diverse tra loro che hanno voglia di collaborare, uno spazio dove farle “casualmente” incontrare e un po’ di creatività. Nasce così Ufficio Sostenibile, e a Fa’ La Cosa Giusta sta già riscuotendo un enorme successo.
E tutto questo senza che Hub Milano abbia ancora aperto ufficialmente i suoi battenti! Adesso immaginate cosa succederà dopo il 18, data in cui inaugureremo ufficialmente The Hub…!
La decisione di chi includere in questa lista è stata affidata – oltre che al guru Richard – ad un pannello di esperti dell’industria del turismo, capitanati da Graham Miller, Direttore di Studi Internazionali dell’Università del Surrey. Era affiancato da Tim Smit, CEO e co-fondatore dell’Eden Project, Alastair Sawday, fondatore delle guide Sawday ai Posti Speciali Dove Stare, e da Miranda Krestovnikoff, presentatrice televisiva esperta in ecologia della BBC. Tra i partners dell’iniziativa anche il Forum for the Future, noto qui in Italia come The Natural Step, che The Hub Milano conosce bene (anzi, Eric Ezechieli era qui da noi proprio oggi!).
Una bella iniziativa, che ci fa ben sperare sulle potenzialità – soprattutto in Italia – di una svolta verde dell’industria del turismo.
Ieri The Hub Milano ha avuto il primo, bell’incontro con il movimento delle Transition Towns in Italia, nella persona di Ellen Bermann, tedesca di nascita, comasca d’adozione, una delle coordinatrici del movimento nel nostro paese. Non è certo la prima volta che i due ecosistemi di The Hub e Transition Towns si incontrano. Tra i nostri membri in Inghilterra contiamo infatti Naresh Giangrande, uno dei fondatori del progetto.
Nato qualche anno fa in Irlanda, e reso celebre a Totnes, in Gran Bretagna, il Transition Town Movement ha ormai seguaci e aderenti in molti piccoli e medi centri del mondo, dalla California all’Australia. E da poco, Ellen l’ha portato in Italia, dove sta già riscuotendo molto successo. Ma che cosa fa esattamente il movimento delle Transition Towns? Nella loro stessa definizione, vuole:
“… ispirare, incoraggiare connettere, sostenere e formare comunità che vogliono applicare il modello della transizione e rafforzare la loro capacità collettiva di ridurre la loro dipendenza dagli idrocarburi e quindi le loro emissioni di carbonio.”
Nella pratica, il movimento sta usando una serie di metodologie formative molto interessanti per ridare potere ai piccoli centri e in particolare alle loro comunità sul loro futuro, in un mondo che ci sta sempre più suggerendo di essere fuori controllo, e quindi fuori dalla nostra capacità di agire e cambiarlo. Ellen ci ha suggerito subito di organizzare presso The Hub una “transition talk“, cioè un’illustrazione del movimento e dei suoi principi base, seguito da piccolo dibattito.
Appena superata l’inaugurazione che ci sta prendendo parecchio tempo, come immaginerete, sarà una delle prime conversazioni che ospiteremo!
Fino a qualche anno fa, economisti che ipotizzavano un modello di sviluppo economico avulso dal concetto di crescita perpetua erano ridicolizzati e paragonati a quei predicatori della fine del prim0 (e secondo) millennio che annunciavano la fine del mondo. E invece, la fine del mondo (economico) è arrivata, con un’ennesima crisi finanziaria che stavolta non ha distrutto qualche paese in via di sviluppo, ma ha spazzato via colossi d’investimento, fatto fare mea culpa agli intoccabili dell’economia e riaperto un dialogo finalmente equilibrato su come vogliamo strutturare le nostre società e le nostre economie per un futuro più sostenibile.
Dopo la realizzazione del rapporto «Happy Planet Index» (HPI) ovvero l’«Indice di felicità planetaria» (il quale piuttosto che misurare la crescita o meno del PIL, si è focalizzato sulle aspettative di vita, la felicità individuale e l’impatto ambientale), la «New Economics Foundation» (NEF) di Londra ha diffuso un suo nuovo lavoro, svolto in collaborazione con il celebre Schumacher College ed intitolato «La crescita non è possibile. Perché abbiamo bisogno di una nuova direzione economica».
La fine del mondo è arrivata, e forse stavolta il nuovo mondo che sta emergendo (se le nostre classi politiche ed economiche lo permetteranno) farà un po’ meno paura a tutti.