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	<title>The Hub Milano &#187; Economist</title>
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		<title>Cameriere? C’è della benzina nel mio caffè!</title>
		<link>http://hubmilan.com/2009/03/cameriere-c%e2%80%99e-della-benzina-nel-mio-caffe/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 18:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Hub]]></category>
		<category><![CDATA[biocombustibile]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
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		<description><![CDATA[Se mai siete incuriositi dal mondo della tecnologia applicata a soluzioni sempre più innovative alle sfide ambientali che ci circondano, The Economist pubblica ogni 3 mesi Technology Quarterly, una rassegna fondamentale sull’argomento. Al suo interno, 2 settimane fa, c’era un articolo molto interessante sul fatto che i fondi di caffè &#8211; che noi tutti buttiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 438px"><a href="http://img149.imageshack.us/img149/400/barlu8.jpg"><img src="http://img149.imageshack.us/img149/400/barlu8.jpg" alt="courtesy: FotoAntologia.it via Giovanni Savastano" width="428" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">courtesy: FotoAntologia.it via Giovanni Savastano</p></div>
<p>Se mai siete incuriositi dal mondo della tecnologia applicata a soluzioni sempre più innovative alle sfide ambientali che ci circondano, The Economist pubblica ogni 3 mesi Technology Quarterly, una rassegna fondamentale sull’argomento. Al suo interno, 2 settimane fa, c’era <a href="http://www.economist.com/science/tq/displaystory.cfm?story_id=13174477">un articolo molto interessante</a> sul fatto che <strong>i fondi di caffè</strong> &#8211; che noi tutti buttiamo via (chi nella spazzatura, chi nel lavandino, a seconda della scuola di pensiero) – possano in realtà essere riutilizzati come <strong>fonte d’energia combustibile</strong>.</p>
<p>Che molti prodotti vegetali possano produrre biocombustibile <a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_1041544294/Biocombustibile.html">non è una novità</a>. La biomassa necessaria per produrre il biocombustibile deriva spesso da residui di colture agricole, potature, scarti di mercati ortofrutticoli e lavorazioni di falegnameria, dalla frazione “umida”, insomma, dei rifiuti solidi urbani, residui organici di stalle, allevamenti e industrie alimentari ecc. Ma sempre più spesso, si coltivano piante appositamente, come la canna da zucchero e la soia, per ottenere la preziosa biomassa.</p>
<p>Il problema con queste colture sta nella diminuzione di altre dedicate alla produzione di cibo. Con l’aumento di semine volte a soddisfare il crescente bisogno di biomassa è diminuita la produzione di prodotti agricoli per esportazione, soprattutto nei mercati emergenti. Il risultato è stato un ulteriore <strong>aumento dei prezzi per prodotti alimentari basilari</strong> quali il frumento e il mais. Per molti poveri, soprattutto urbani, in paesi in via di sviluppo, più biocombustibile spesso si traduce semplicemente in prezzi più elevati per alimenti nei mercati locali. <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2008/jul/03/biofuels.renewableenergy">Fino a 3 volte più cari, confessa la stessa Banca Mondiale</a>.</p>
<p>La scoperta che i residui di caffè potrebbero sostituire biocombustibili ordinari è ottima. Da un lato, <a href="http://www.economist.com/science/tq/displaystory.cfm?story_id=13174477">ci spiega The Economist</a>, la lavorazione è piuttosto semplice quando paragonata alle altre biomasse. I resti di caffè generano fino al 15% del loro peso in biocombustibile: per produrre 1 gallone (3.7 litri) di combustibile ne occorrono pertanto 19-26 kg. Dall’altro, il costo è piuttosto ridotto, ed è pari a $1 per gallone circa (e siamo solo nelle fasi di ricerca iniziale: l’attivazione di economie di scala diminuirà ulteriormente il prezzo). Infine, l’odore generato dalla combustione dei residui è un piacevole aroma di caffè, a differenza dei biocombustibili a olio, che fanno puzzare tutto di fast-food.</p>
<p>Che aspettiamo? Data la quantità di caffè che già ci beviamo in Italia, potremmo essere il primo paese al mondo che può vantarsi di essere <strong>veramente dipendente da quell’espresso</strong> bevuto di prima mattina…!</p>
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		<title>Economist: premiando l&#039;innovazione (più o meno&#8230;)</title>
		<link>http://hubmilan.com/2008/12/economist-premiando-linnovazione-piu-o-meno/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 16:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Hub]]></category>
		<category><![CDATA[Economist]]></category>
		<category><![CDATA[Gates Foundation]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Scusate le breve pausa, dovuta ad un&#8217;overload di viaggi e lavoro. Riprendo con una segnalazione sugli Innovation Awards dell&#8217;Economist, che sono stati assegnati la settimana scorsa e sono disponibili in linea sul sito della rivista.
Di particolare interesse per noi di The Hub:

il premio Business Process, assegnato a Jimmy (Jimbo) Wales di Wikipedia per la promozione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 285px"><a href="http://www.livemint.com/images/6C3539BC-1079-455C-AD5F-B9AE145564B9ArtVPF.gif"><img src="http://www.livemint.com/images/6C3539BC-1079-455C-AD5F-B9AE145564B9ArtVPF.gif" alt="Jayachandran / Mint" width="275" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Courtesy: Jayachandran / Mint</p></div>
<p>Scusate le breve pausa, dovuta ad un&#8217;overload di viaggi e lavoro. Riprendo con una segnalazione sugli Innovation Awards dell&#8217;Economist, che sono stati assegnati la settimana scorsa <a href="http://www.economist.com/science/tq/displaystory.cfm?story_id=12673245">e sono disponibili in linea sul sito della rivista</a>.</p>
<p>Di particolare interesse per noi di The Hub:</p>
<ul>
<li>il premio <em>Business Process</em>, assegnato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Wales">Jimmy (Jimbo) Wales</a> di <a href="http://www.wikipedia.org/">Wikipedia</a> per la promozione di collaborazioni pubbliche in linea come strumento di sviluppo dei contenuti;</li>
<li>il premio <em>Consumer Products and Services</em>, dato a Steve Chen e Chad Hurley di <a href="http://it.youtube.com/">YouTube</a> per aver creato una maniera semplice di condivisione dei filmati;</li>
<li>il premio Energy and the Environment, assegnato ad <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_Rosenfeld">Arthur Rosenfeld</a> per la sua promozione dell&#8217;efficienza energetica. Il Dott. Rosenfeld è considerato il padre del movimento per l’efficienza energetica. Ha fondato il <a href="http://www.lbl.gov/">Center for Building Science al Lawrence Berkeley National Laboratory</a> ed ha aiutato ad sviluppare – tra le molte cose – sistemi d’illuminazione a basso consumo e software per monitorare il consumo energetico degli edifici.</li>
</ul>
<p>Meno interessante per me il premio <em>Social and Economic Innovation</em> dato a Bill Gates and Melinda Gates, per la creazione di una piattaforma di supporto alla filantropia. Al di là delle grandi dichiarazioni su “<a href="http://www.pitchengine.com/theeconomist/wins-for-wikipedia-youtube-and-the-gates-foundation/960/"><em>approcci innovativi per migliorare la condizione umana</em></a>”, l’uso stesso della parola filantropia e i continui richiami nei media a <a href="http://www.msnbc.msn.com/id/25332025/">Bill Gates come ad un Rockefeller del XXI secolo</a> mi fanno pensare a quanto di più tradizionale esista.</p>
<p>Certo, con un capitale pari a $37,5 miliardi, la <a href="http://www.gatesfoundation.org/Pages/home.aspx">Fondazione Gates</a> ha il potere di trasformare la vita di moltissime persone. Ma la filantropia pura, con le sue elargizioni a fondo perduto, ha anche degli effetti molto negativi, spesso creando cicli di dipendenza che <a href="http://www.livemint.com/2008/12/02222217/Curse-of-false-philanthropy.html">invece di aiutare le persone ed i paesi a liberarsi del giogo della povertà, li rendono sempre più schiavi di una logica mendicante</a>.</p>
<p>Senza abbracciare l&#8217;estrema posizione di chi pensa che i mercati ci risolveranno tutti i problemi (e in questi giorni ne stiamo vedendo l&#8217;efficienza!), gli imprenditori sociali operano secondo una logica intermedia ben diversa: innanzitutto bisogna aiutare le persone ad aiutare se stesse. Creare opportunità economiche laddove non ce ne siano. Persuadere gli emarginati e i poveri che non si devono sentire casi da carità, tutt’altro.</p>
<p>Se l’Economist avesse voluto essere veramente innovativo, avrebbe dovuto dare il premio a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jeffrey_Skoll">Jeff Skoll</a>, creatore di eBay, fondatore della <a href="http://www.skollfoundation.org/">Skoll Foundation for Social Entrepreneurship</a> e di innumerevoli altre iniziative di sostegno all&#8217;imprenditoria sociale che – con il capitale di Bill Gates – potrebbero veramente cambiare il mondo!</p>
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		<item>
		<title>Finanziamenti per imprese sociali</title>
		<link>http://hubmilan.com/2008/09/finanziamenti-per-imprese-sociali/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 17:27:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>hubmilan</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Hub]]></category>
		<category><![CDATA[Do Something]]></category>
		<category><![CDATA[Economist]]></category>
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		<category><![CDATA[Impresa Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[xigi.net]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho appena scritto un articolo per il blog di Vita su come varie imprese sociali nel mondo stiano esplorando nuovi canali di finanziamento per le loro attività. Lo copio qui sotto (ma in inglese perchè ahimè non ho tempo di tradurlo in italiano). Buon fundraising!
For those of us running social enterprises or aspiring to set [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greekamericannewsagency.com/gana/images/stories/money-euro-greece.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.greekamericannewsagency.com/gana/images/stories/money-euro-greece.jpg" alt="" width="300" height="270" /></a></p>
<p>Ho appena scritto <a href="http://blog.vita.it/theunreasonables/2008/09/14/exploring-new-financing-opportunities/">un articolo per il blog di Vita</a> su come varie imprese sociali nel mondo stiano esplorando nuovi canali di finanziamento per le loro attività. Lo copio qui sotto (ma in inglese perchè ahimè non ho tempo di tradurlo in italiano). Buon fundraising!</p>
<p><em>For those of us running social enterprises or aspiring to set one up, the first challenge &#8211; often bordering on nightmare &#8211; is of course financing. So far, social ventures have relied on combination of grant and debt financing, which is often very time-consuming and unsustainable. But things are slowly changing, and many social enterprises across the world are breaking new ground in the way they resources their work.</em></p>
<p><em><span id="more-238"></span></em></p>
<p><em>The issue came up this week in The Economist, which runs an <a href="http://www.economist.com/business/displaystory.cfm?story_id=12208564">interesting analysis of what it calls non-profit capitalism</a>. The article focuses on <a href="http://www.dosomething.org/">Do Something</a>, an American non-profit group promoting volunteerism by teenagers. On 17 September they will be launching an <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/IPO">initial public offering</a> (IPO) to raise $8m.The IPO prospectus contains dazzling information about the organisation track record, and it looks almost identical to a traditional IPO. The main difference, points out the Economist, is the absence of any pledge to make a profit:</em></p>
<blockquote><p><em>&#8220;This imitation of the for-profit IPO process may seem gimmicky, but in fact it is part of a new trend to improve how non-profits are financed, so that they can escape the obsession with short-term fund-raising that is pervasive in the charitable world.&#8221;</em></p></blockquote>
<p><em>But investing for good can also offer more than simply social returns. Social investors are increasingly interested in blending social and financial returns, and are thus stimulating the birth of a more sustainable funding market, in which social enterprises have greater incentives to perform well:</em></p>
<ul>
<li><em><a href="http://www.formafutura.com/en/index.php?option=com_frontpage&amp;Itemid=1">Forma Futura Invest Inc.</a> is a newly founded, independent asset management company that invests in projects that foster a sustainable quality of life and earn an adequate return for its clients.</em></li>
<li><em><a href="http://www.hipinvestor.com/">HIP Investor</a> is a leading expert in building sustainable, profitable growth and helping both socially minded investors and global executives meet their goals for Human Impact + Profit simultaneously.</em></li>
<li><em><a href="http://www.endeavor.org/">Endeavor</a> aims to transform emerging-market economies by identifying and supporting high-impact entrepreneurs, who have the potential to create thriving companies that employ hundreds of people and generate millions of dollars in wages and revenues.</em></li>
</ul>
<p><em>Mapping the social investment field in Europe, let alone the world, is very hard, although EIRIS (<a href="http://www.eiris.org/">Ethical Investment Research Services</a>) gave it a shot in the UK (obviously the most developed social financing market in Europe) with its Directory of the UK&#8217;s major Green and Ethical Funds (<a href="http://www.eiris.org/files/press%20releases/green&amp;ethicalfunddirectory.pdf">PDF</a>), with contains detailed information of their positive and negative screening criteria and contact details for the fund managers.</em></p>
<p><em>Social investors are also harnessing the power of online technologies to break down informational barriers that typically prevent markets from operating efficiently. Good examples are <a href="http://www.xigi.net/">xigi.net</a> (pronounced &#8216;ziggy&#8217; as in zeitgeist), a space for making connections and gathering intelligence within the capital market that invests in good. Its Social Capital Index (SCI) tracks investments in the social capital market, including social enterprise, fair trade, digital inclusion, and selected clean tech and microfinance investments.</em></p>
<p><em>Looking at my own social enterprise, The Hub, we&#8217;re getting ready to launch a new, state-of-the-art social innovation space in London: <a href="http://www.the-hub.net/places/kingscross.html">The Hub King&#8217;s Cross</a>. So far we&#8217;ve raised investment in the form of debt from banks and private individuals, but we are now seeking to raise a final £100,000 through the issuing of micro bonds, with returns on investment over 5 years varying from 7% to 11.5%. Not bad for a non-profit devoted to supporting social entrepreneurs!</em></p>
<p><em>What this brief pictures tells is this: when you are looking to financing your social enterprise, don&#8217;t just take the same old route. The good thing about running a social enterprise is the flexibility it gives you to blend financial and social returns!</em></p>
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