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Filip Van Mullem e Hu-Bu: una storia tutta The Hub


Si chiama Filip Van Mullem, ha un’esperienza di molti anni nel settore privato, ma gli manca qualcosa, è tormentato da una sensazione strana, non sa bene cosa, finché d’improvviso… PAM! La folgorazione! Quella strana sensazione si chiama imprenditoria sociale. L’oggetto della sua passione: la responsabilità sociale d’impresa (CSR).

Molla tutto e si dedica ad un progetto bruciante, innovativo, ma soprattutto appassionante: connettere quelle imprese che vogliono incoraggiare i loro dipendenti a far volontariato con quelle organizzazioni non-profit che stanno cercando esperti a zero costo. Un ‘no brainer‘ – come dicono gli inglesi – una cosa tanto ovvia che sembra incredibile qualcuno non ci abbia già pensato. Eppure è così, e Filip si mette subito all’opera.

Nasce così Hu-Bu (Human-Business), una piattaforma semplice ma efficace che permette alle imprese di selezionare associazioni che facciano al caso loro, e viceversa a non-profit di selezionare personale volontario che li aiuti. Ma Hu-Bu non si ferma qui: aiuta le imprese a capire meglio il mondo del volontariato e della responsabilità sociale d’impresa nelle loro comunità, e a sviluppare dunque una governance migliore. E il tutto nasce dentro The Hub Bruxelles:

“Il team di The Hub mi ha aiutato molto a focalizzare le mie idee, e a renderle concrete. Venivo dal settore privato, e ho imparato molto sul mondo dell’imprenditoria sociale, del terzo settore e del volontariato. [...] Ho imparato a guardare il mondo in maniera diversa”.

Forse Filip ce l’avrebbe fatta lo stesso. Forse la piattaforma sarebbe stata un po’ meno sofisticata senza l’imput di quel programmatore. Forse un po’ meno rassicurante per le organizzazioni del terzo settore senza quella parola suggerita da quella host. Ma noi non lo sapremo mai: perché Filip ce l’ha fatta così, e non in un’altra maniera…

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Keystone sui mercati della filantropia in rete


Il mio amico Paul mi fa notare uno studio di Keystone (qui in PDF) sul mercato della filantropia in rete – come ad esempio GlobalGiving, Kiva, Network for Good, GiveIndia e HelpArgentina – che offrono il potenziale di trasformare la qualità e quantità delle risorse per lo sviluppo sociale, sia a livello nazionale che internazionale.

Lo studio rivela un dato interessante: la filantropia in rete e per sua natura innovatrice, e sta colmando quei buchi che il settore non-profit fa tradizionalmente fatica a riempire, come ad esempio l’accountability verso i soggetti beneficiari, o la trasparenza sull’impatto del lavoro svolto.

Tuttavia, aggiunge lo studio, c’è ancora parecchia strada da fare. La maggior parte dei siti è ancora orientata verso una beneficenza tradizionale, che metta la coscienza di chi dona a posto, più che avere un reale impatto sui problemi da risolvere. Quelli che hanno un approccio d’investimento sociale restano una minoranza. Informazioni sulla performance delle organizzazioni e sulla qualità del loro lavoro sono ancora poche e difficilmente raggiungibili, cosa che impedisce l’emergere di investimenti sociali di più ampia portata.

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